Acchiappa_like

No non state guardando un telefilm degli anni ’80. E no, non è neanche un video di satira. È l’ennesima operazione “acchiappa_like”, questa volta decisamente mal riuscita.
Vediamo dai commenti che non siamo i soli ad aver trovato inaccettabile ironia e sarcasmo che sono scaduti ben oltre la legittima polemica politica, diventando oltraggio, derisione e menzogna.

Non esageri, sindaco Di Stefano.

Glielo dicono anche tanti suoi elettori. Lei è pur sempre il primo cittadino di uno dei Comuni più importanti di Milano Metropolitana e deve portar rispetto per il ruolo che ricopre, per i suoi cittadini e per i tanti agenti di Polizia Locale che non meritano di essere offesi o derisi, né a Sesto San Giovanni né a Milano.

Dopo 3 anni di Governo una sola domanda: è tutto qua?

I Centri ricreativi estivi

TRA IL DIRE E IL FARE C’È DI MEZZO LA CATTIVA VOLONTÀ

I Centri ricreativi estivi sono un servizio socioeducativo indispensabile che riguarda centinaia di bambini e famiglie, la cui importanza diventa cruciale in un momento complesso come quello che stiamo vivendo. Sono moltissime le amministrazioni, di ogni colore politico, che durante la pandemia hanno dialogato con le proprie città facendosi trovare pronte quanto il 16 maggio il governo ha spiegato “come” si sarebbero potuti svolgere i servizi alla persona. Solamente mappando e conoscendo i bisogni dei tuoi cittadini puoi approntare delle risposte efficaci ed efficienti.

Il Comune di Sesto ha aspettato, in balia degli eventi senza essere in grado di capire quali necessità fossero mutate e quali nuovi bisogni fossero comparsi durante i mesi di lock down, queste mancanze da parte dell’amministrazione hanno comportato dei disagi e delle criticità notevoli.

L’iscrizione è rimasta aperta per soli 5 giorni, una gara di velocità, ogni famiglia doveva inoltre anticipare 30€ a figlio per ogni settimana di iscrizione senza possibilità che quei soldi ritornino in caso di rinuncia se dovessero mutare le condizioni del servizio. Chiedere in questo periodo fino a 600€ alle famiglie senza nessuna garanzia dimostra quanto lontana dalla realtà e dai cittadini sia questa giunta. L’ultima goccia a far traboccare il vaso sono gli orari di apertura, inadeguati per quelli che sono gli orari reali di lavoro.
I genitori a questo punto hanno avanzato una serie di richieste circostanziate e precise a beneficio di tutti: un acconto più basso, orari più flessibili, restituzione dell’importo versato a condizioni di iscrizione differenti; ma dal Comune tutto tace. Non viene presa nemmeno in considerazione la proposta allargare il servizio fino ai 14 anni o di utilizzare delle risorse già messe a bilancio prima della pandemia per anche il supporto educativo ai bimbi disabili… D’altra parte se il Comune nei mesi scorsi ha perso una causa per discriminazione all’assistenza dei bimbi disabili un motivo ci sarà.

Rimane poi aperta la questione dello stanziamento dei fondi messi a disposizione del Governo: 150 milioni ai diversi comuni. Che ne facciamo dei soldi se i centri comunali saranno ridotti di numero? Li useremo per quelli privati dopo aver depotenziato quelli pubblici?  E se sì quali?

Oratori e società sportive, importanti presenze sul territorio che offrono il servizio da tanti anni, non riescono in totale solitudine e senza alcun aiuto a organizzarsi e fanno fatica a partire e a offrire un servizio!

Si può fare di più? Oh sì, molto di più. E non parliamo della “solita” Emilia-Romagna ma, per esempio di Monza, che ha iniziato a lavorare a fine aprile su un «piano estivo» dedicato ai bambini e ai ragazzi fino ai 14 anni dichiarando “Con l’avvio della Fase 2 una delle priorità è garantire a chi ha dei figli la possibilità di tornare al lavoro in piena tranquillità. La città deve fare sistema nell’emergenza per ripartire”. Lo stesso per Cusano Milanino e Cormano, tutti governati dal centro destra.

Questa è la dimostrazione che la questione non è ideologica, ma di sostanza.

Comunicato stampa: la collaborazione non esige strumentalizzazione

“Siamo una risorsa e non un costo”, questo lo slogan ripetuto per le vie cittadine dai dipendenti comunali durante il corteo che ha caratterizzato lo sciopero odierno. Il corteo si è fermato e ha sostato anche davanti alla sede del nostro partito, il PD, accusato di voler esternalizzare un servizio su due piedi e senza alcun motivo che non sia l’assenza di risorse economiche, e di preparare il terreno per l’esternalizzazione di alcuni altri servizi comunali prestigiosi, in particolare il servizio dei nidi per il quale ogni anno vengono, certo non a caso, spesi alcuni milioni di euro.

Fermo restando il diritto costituzionale dello sciopero, la libertà legittima di interpretare le vicende secondo il proprio punto di vista e capendo le difficoltà e le preoccupazioni dei lavoratori del CDD che abbiamo incontrato e che ci hanno conosciuto in un dialogo franco e costruttivo, riteniamo la strumentazione politica in atto nei confronti del nostro partito, inaccettabile.

Ricordiamo a tutti che l’oggetto della discussione è come poter ampliare oggi un servizio insufficiente rispetto alle necessità che la stessa cittadinanza ci porta e a cui come amministratori abbiamo l’obbligo di fornire delle risposte.

L’obiettivo che ci siamo dati è quello di poter saturare la lista d’attesa a fronte dei posti vuoti che, pur accreditati dalla Regione e quindi potenzialmente presenti sul territorio, non vengono di fatto occupati dagli utenti, causa difficoltà gestionali del servizio.

Ci sono poi anche utenti nostri concittadini che sono stati inseriti in altre strutture limitrofi (per altro gestite non in economia), ma fuori dal nostro comune, causando disagi alle famiglie sestesi, e ampliando i costi di un servizio che è pagato dall’intera collettività. La pietra miliare dello scandalo che fa del Partito Democratico un nemico dei lavoratori è la necessità di ricercare una formula che mantenga aperti i due CDD con la possibilità di occupare tutti i 60 posti ma anche di aprire un CSE, servizio socio-educativo per gli utenti che di fatto necessitano di un’assistenza socio-educativa e non sanitaria ma che l’amministrazione non può ad oggi offrire, causa la sua assenza nel territorio. Come Partito Democratico siamo sempre entrati nel merito delle questioni e abbiamo cercato di trovare soluzioni che dovessero tener conto anche della dignità del lavoro, che oggi si dispiega in più contesti e in molteplici forme che necessitano di essere monitorate ma non demonizzate. Auspichiamo dunque un buon esito della trattativa sindacale che presto verrà aperta. Per questo abbiamo lavorato fino ad oggi in silenzio e continueremo a farlo da domani.  A chi invece ci accusa di “vendere un servizio ai privati per risanare i conti del bilancio” e a chi pur facendo parte della maggioranza ha deciso di partecipare per ragioni di mero opportunismo politico alla manifestazione di questa mattina, noi rispondiamo a gran voce, sgombrando il campo da ogni equivoco. La politica è cercare terreni dove si incontrano esigenze diverse. Il rischio altrimenti è quello di costruire orticelli dove ognuno difende le proprie di esigenze ma non incontra mai il bisogno urgente dell’altro.

Marco Esposito

Segretario Cittadino – Partito Democratico Sesto San Giovanni

Solidarietà al vicesindaco Rivolta

La segreteria cittadina del PD e tutto il partito desiderano manifestare pubblicamente la propria solidarietà al Vice sindaco Andrea Rivolta per il vile attacco di cui è stato fatto oggetto stamane.
Affiggere striscioni offensivi e lesivi della dignità personale non significa esprimere un legittimo dissenso, bensì palesare propositi e sentimenti che nulla hanno a che fare con la politica.
Noi tutti non solo non ci riconosciamo in questo modo becero di intendere la politica, ma prendiamo nettamente le distanze da quanti utilizzano simili metodi vigliacchi e volgari che hanno come unico risultato quello di accendere i riflettori sulla pochezza umana ed intellettuale degli autori di striscioni.
Marco Esposito – segretario cittadino
Partito Democratico di Sesto Sa Giovanni

Il percorso del CDD: proposte e opportunità

Pubblichiamo il documento di indirizzo della Segreteria, approvato a larga maggioranza dall’Assemblea cittadina dello scorso 21 maggio (con soli 3 astenuti). Il documento formalizza il percorso congiunto di gruppo welfare e Amministrazione e conferisce mandato di approfondire il percorso con iniziative pubbliche in città.

Il Partito Democratico ha lavorato molto negli ultimi sei mesi nella Commissione Welfare per trattare dei bisogni e della necessità di rilanciare il Welfare degli Enti Locali. Sono stati incontri che hanno mappato il territorio e incontrato le realtà presenti in modo da comprendere appieno questi nuovi bisogni da chi li vive quotidianamente. Inoltre è stata studiata la spesa sociale e socio-sanitaria europea, nazionale e locale in modo da permettere una piena conoscenza su come e dove vengono spese le risorse per fronteggiare tutti i bisogni.
Il compito della politica è dare una linea e una prospettiva alla città del domani. Questo ci ha portato a discutere sul significato di Welfare, spostando il focus dal Welfare di attesa ad un Welfare di iniziativa per spingere alla ricerca di nuove forme per anticipare le necessità e rendere i servizi alla misura di ciascuno includendo le fragilità nel tessuto sociale.
Questo inevitabilmente porta a riflettere sul significato di equità, in un momento in cui il bisogno cresce non solo in quantità, grazie anche ad una nuova consapevolezza a ad una cultura di apertura e riconoscimento delle fragilità, fino a ieri tenute lontano dalla lente della società per paura di un giudizio e oggi accettate dalle famiglie che richiedono un aiuto; ma anche sulla qualità dei bisogni che si è andata a modificare. Da tale consapevolezza dipende il modo in cui gli enti locali riescono a gestire le risorse economiche (e non solo economiche) per rispondere a quei nuovi bisogni. Emerge quindi un indirizzo che si sporti da sviluppo sostenibile a progressismo sostenibile. Questo senso di equità investe quindi la capacità di governare se stessa conoscendo, agendo e anticipando le necessità e i bisogni senza comprometterne le opportunità per il futuro.

Nel corso degli ultimi anni ci si è trovati a fronteggiare un aumento consistente dei bisogni, sia quelli più tradizionali, sia quelli emergenti e strettamente connessi alla crisi economica: in questo scenario la risposta che l’Amministrazione Comunale ha dato è stato quello di continuare a garantire i servizi, aumentando anche la spesa per il welfare, tanto che oggi siamo tra i cinque comuni in Lombardia con la spesa sociale pro-capite più alta.

In particolare va segnalato come uno dei bisogni cresciuto esponenzialmente sia quello dei cittadini disabili e delle loro famiglie: sono triplicati i bambini e le bambine che necessitano di un intervento educativo a scuola, si è creata una lista d’attesa per il servizio di trasporto e per gli inserimenti nei centri diurni. In questi anni l’investimento economico sulla disabilità è stato elevato da parte dell’Amministrazione: è stato aumentato lo stanziamento per i servizi educativi a scuola , sono stati inseriti ragazzi nei centri diurni fuori Sesto e si è creato un nuovo servizio, prima inesistente in città, di interventi educativi domiciliari territoriali.

È evidente che da un lato risultano oggi necessari, visto che si conferma la politica di continui tagli agli Enti Locali, interventi che continuino a garantire la qualità e l’ampiezza dei bisogni coperti, dall’altra parte che si tenga conto di quella che è la già menzionata situazione economica.

Se la logica che deve guidare le scelte politiche e amministrative è quella di rispondere ai bisogni anche garantendo servizi, non si può esimersi da una riflessione sui due centri diurni disabili, i CDD.
Con questi due servizi si risponde al bisogno di cittadini disabili, ma non in tutti i casi in maniera adeguata, perchè alcuni utenti necessiterebbero di altre tipologie di strutture. Allo stesso modo questo strumento non riesce a soddisfare quantitativamente il bisogno di altri cittadini che hanno trovato una risposta fuori territorio, in altri Comuni, o peggio ancora si sono collocati nella lista d’attesa che si è recentemente formata. E infine va rilevato come ci sia un bisogno, quello di cittadini disabili che necessiterebbero di un Centro Socio Educativo, che rimane oggi del tutto insoddisfatto per la mancanza di un servizio di questo tipo in città.
E non ci si può esimere da una riflessione sulle reali competenze e possibilità dei Comuni di sostenere servizi non sociali, ma socio-sanitari, dove risultano necessari, per la qualità e l’eccellenza degli stessi, figure sanitarie, il cui reperimento e contrattualizzazione per le Amministrazioni Comunali risulta spesso molto difficile. Va tenuto presente che parlare di servizi socio-sanitari significa sapere che “sanitario”, in Regione Lombardia, implica una serie di compatibilità e regole stringerti che, se non rispettate, implicano multe e sanzioni non sopportabili.

Governare oggi, nel quadro economico che conosciamo e abbiamo spesso discusso, significa saper fare un bagno di realtà: bisogna tenere lo sguardo su tutti i bisogni, e capire che se vogliamo – e noi lo vogliamo- rispondere a tutti, quelli conosciuti e quelli che stanno esplodendo con una grande violenza, come le povertà e gli sfratti, bisogna fare scelte. Dovranno essere scelte guidate dall’obiettivo della qualità dei servizi e della tutela dei soggetti più deboli e fragili che per noi sono i cittadini disabili.
Dovranno essere scelte agìte in prospettiva: se per i CDD si mantenesse la gestione in economia, deve essere chiaro che, per il contesto di tagli agli Enti Locali e per la rigidità in materia di personale delle Pubbliche Amministrazioni, non solo nel lungo, ma anche medio e breve termine, si  metterebbe in discussione la qualità del servizio e si andrebbe a una progressiva e inarrestabile riduzione del servizio stesso.

La scelta di un’esternalizzazione è una scelta tanto faticosa quanto coraggiosa, di cui il Partito Democratico si vuole assumere piena responsabilità: l’obiettivo sarà quello di mantenere alta la qualità del servizio, aumentarne la capacità di rispondere ai bisogni, sperimentare nuove attività anche in collaborazione con le realtà del territorio e -cosa più unica che rara oggi per un Comune – aprire un nuovo servizio in città. Istituire sul territorio di Sesto un CSE non è solo la responsabile risposta a bisogni diversi tra le varie disabilità: è una scelta che rilancia la questione della disabilità come questione sociale, una scelta che prevede come pensiero educativo una scelta “di evoluzione” delle risposte. È una scommessa educativa e sociale.
Infine la nuova modalità di erogazione del servizio, a seguito di un’esternalizzazione potrà liberare energie e risorse umane per permettere al Comune di svolgere al meglio la sua funzione principale: programmazione, monitoraggio e controllo. Siamo convinti che questo sia il miglior modo per garantire un servizio più efficace e vicino agli utenti ed alle famiglie. Deve essere chiaro che questa decisione coraggiosa basata sulla capacità di intercettare i nuovi bisogni risponde  alla necessità di impostare un ragionamento diverso sul welfare cittadino e non parte da un ragionamento puramente economico.

Il nostro obiettivo primario infatti è tutelare e rispondere al duplice bisogno dei cittadini disabili e delle loro famiglie. E’ altrettanto fondamentale però che nella stesura del bando di gara, sia garantita oltre alla continuità lavorativa dei dipendenti anche la massima tutela dei loro diritti e della loro professionalità, esperendo in tal senso tutti gli atti possibili e compatibili con le norme contrattuali e di finanza pubblica sia preventivamente alla stesura del bando, che nel bando stesso e durante l’esecuzione dell’affidamento. Ciò permetterà di tenere alto il livello di attenzione alle tutele da mettere in campo per i lavoratori e le lavoratrici, ma nello stesso tempo permetterà di rispondere ai bisogni dei cittadini garantendo servizi: il che, in questo caso, non significa necessariamente l’erogazione diretta del servizio, ma, attraverso strumenti corretti, esercitare controllo e monitoraggio perchè questo sia garantito nella misura più ampia possibile: l’interesse pubblico è garantito, oggi, anche dai privati e non solo dagli enti statali e comunali. Pertanto le eventuali ulteriori economie di gestione derivanti dall’affidamento del servizio, al netto delle garanzie per il personale, dovranno essere reinvestite per il sostegno dei servizi alla persona sia indirettamente che in gestione affidata.

Il Partito Democratico vuole continuare a tenere alta la gloriosa tradizione cittadina dei servizi alla persona: crediamo in un welfare cittadino, che continui a crescere e che risponda, anche nei prossimi anni alla sfida incalzante dei bisogni.

La Segreteria cittadina.

Partito Democratico di Sesto San Giovanni

Riguardo alle affermazioni dell’Unione Inquilini di Sesto

In questi anni di grande crisi economica e sociale è opportuno rimarcare il grande impegno sul fronte della casa del comune di Sesto. Le case comunali sono quasi mille, un numero ingente ma che non è in grado di sostenere la forza di questa crisi; certo ci aiuterebbe molto se Regione Lombardia modificasse la legge che regola le assegnazioni di alloggi popolari, troppo rigida e incapace di creare una reale rotazione delle case. Intanto nel 2015 l’amministrazione comunale ha raddoppiato i fondi destinati alle politiche per la casa.

In questo contesto occorre affermare con chiarezza che sempre più la soluzione per chi perde la casa non potrà essere individuata esclusivamente in un alloggio comunale, e che il ruolo del comune dovrà essere di accompagnamento e sostegno verso una soluzione differente. Il Partito Democratico crede fermamente in questo percorso e rispedisce al mittente accuse piene di cattiva ideologia che non servono ad offrire spunti concreti contro l’emergenza casa.

Marco Esposito

Segretario Cittadino

Partito Democratico – Sesto San Giovanni

PD Sesto San Giovanni

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20099 Sesto San Giovanni
tel. 02 22470558
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