Perché dovremmo accontentarci di vivere alla periferia di Milano, quando potremmo abitare in una delle città metropolitane più importanti d’Europa?

L’area metropolitana di Milano è l’esito dello sviluppo di una Provincia, tra le più ricche e popolose d’Italia, in cui i Comuni, separati da campagne e grandi fabbriche, si sono prima espansi e poi saldati uno con l’altro, preservando con alterne fortune le aree verdi a confine tra i loro territori, che sono diventate parchi regionali o di interesse sovracomunale.

L’area metropolitana come la vediamo ora è una assoluta novità, non ha precedenti ed è, per qualità dei suoi centri storici ed estensione dei suoi parchi, una delle conurbazioni più belle d’Europa.

La questione non è rigenerare una città che non esiste più, ma generare un nuovo urbanesimo in una città che esiste ora e non è mai esistita prima.

Le nuove generazioni nascono, per la prima volta, metropolitane.

I modelli costruiti per la città che non esiste più, sono superati e devono essere aggiornati per adeguarli a nuovi tipi di abitanti e di esigenze.


NUOVE PROSPETTIVE per un NUOVO URBANESIMO

Le sessioni di studio / condivisione  in corso sono suddivise in varie sezioni per l’approfondimento sui seguenti argomenti:

01

Parco diffuso

Perché dovremmo accontentarci di vivere separati dai parchi, quando potremmo abitare in una città integrata con essi?

Parte di un patrimonio di parchi, regionali e sovracomunali, tra i più prestigiosi al mondo, i due parchi che delimitano Sesto S.G. sono, per estensione, il quinto e il sesto parco metropolitano d’Europa.  Connettere i grandi parchi, Parco Nord Milano e Parco Media Valle Lambro, attraverso il tessuto urbano che li separa, è una prospettiva che può consentirci di immaginare un modello capace di generare una nuova forma dello spazio metropolitano. Un modello dove siano le città a collegare i parchi, non solo i parchi a collegare le città, attraverso l’uso sistematico di tutti gli spazi pubblici esistenti e le attività ad uso pubblico che si trovano lungo e dentro questa rete. Dove la realizzazione delle connessioni, l’acquisizione di nuove aree verdi, la loro sostenibile trasformazione in parchi fruibili e la loro fusione con il sistema esistente, vengano concepiti come un investimento di politica sociale per un servizio a domanda collettiva.

02

Spazi pubblici,virtù private e viceversa

Perchè dovremmo accontentarci di vivere distratti dal destino delle aree private, quando potremmo abitare in una città concentrata sulla progettazione dello spazio pubblico?

Per la progettazione delle aree private, le norme vigenti sono esclusivamente prescrittive quando invece dovrebbero essere soprattutto prestazionali. Per quella delle aree pubbliche, invece, queste norme sono generalmente lacunose, mai puntuali, sempre carenti di visione strategica. Ribaltare le priorità, può consentirci di immaginare un modello capace di generare una nuova forma dello spazio metropolitano. Un modello dove il progetto dello spazio pubblico valorizzi lo spazio privato, quello nel quale le persone abitano o lavorano. E viceversa, lo spazio privato così valorizzato, elevi la qualità dello spazio pubblico, quello di cui tutti sono proprietari. Infine, dove la relazione virtuosa tra pubblico e privato, moltiplicata dalle possibilità di una pianificazione sovracomunale, sia capace di sfruttate le occasioni economiche generate dal volano metropolitano.

03

Scelte partecipate per risultati condivisi

Perché dovremmo accontentarci di vedere i cittadini spettatori delle scelte, quando potremmo abitare in una città in cui ne sono protagonisti?

La progettazione partecipata ha la necessità di un metodo serio, finalizzato a definire, preliminarmente, gli indirizzi che staranno alla base delle scelte. Individuare questo metodo e applicarlo fino a farlo diventare prassi, facendo tesoro delle migliori pratiche, può consentirci di immaginare un modello capace di generare una nuova forma dello spazio metropolitano. Un modello dove, prima venga la definizione partecipata degli indirizzi; poi, l’elaborazione di un progetto coerente con lo scopo; infine, una realizzazione coerente con il progetto. Dove l’urbanistica superi il limite della disciplina politecnica e si apra all’indagine sociologica, all’ascolto delle persone e diventi la trama di un racconto collettivo, in cui ognuno possa riconoscere la propria storia e la propria appartenenza. Un modello dove la nuova forma diventi progetto di riforma.


04

Oltre la manutenzione, la cura

Perché dovremmo accontentarci della manutenzione dello spazio pubblico, quando potremmo abitare in una città capace di prendersene cura?

La manutenzione delle aree verdi e quella dello spazio pubblico costruito, sono tra le attività centrali di un Ente locale. E’ largamente inesplorata la possibilità di gestire questi servizi attraverso una collaborazione tra Amministrazioni pubbliche, capace di raggiungere convenienti economie di scala. Ed è largamente sottovalutata, negli appalti dei servizi, la maggiore produttività della qualità rispetto alla quantità, della competenza rispetto alla convenienza. L’investimento nell’eccellenza, la competitività sul mercato urbano, la collaborazione tra grandi enti pubblici e cittadini, possono consentirci di immaginare un modello capace di generare una nuova forma dello spazio metropolitano. Un modello dove il concetto di manutenzione venga superato da quello di cura, da interpretarsi come maggiore capacità del soggetto pubblico di governare la “salute” dello spazio urbano, attraverso un investimento, economico e culturale, nella competenza, nell’intelligenza, nella cittadinanza attiva e nel senso di appartenenza.

05

La città in rete

Perché dovremmo rassegnarci a fare lunghi spostamenti, quando potremmo abitare in una città in cui si trova tutto vicino a casa?

Il destino di una città attraversata, da qualche decennio, da grandi flussi di traffico veicolare, si può modificare attraverso la protezione e la valorizzazione delle proprie attività pregiate, l’investimento nella delocalizzazione di funzioni metropolitane strategiche e la condivisione, con soggetti pubblici e privati, delle scelte in mobilità sostenibile. Modificare la prospettiva, da periferia che si attraversa a città che attrae e in cui ci si ferma, può consentirci di immaginare un modello capace di generare una nuova forma dello spazio metropolitano. Un modello dove sia possibile muoversi con facilità, con mezzi alternativi all’automobile attraverso reti di spazi e funzioni pubbliche. Dove le vecchie superfici residenziali e produttive, possano diventare nuovi luoghi dove abitare e lavorare, capaci di dare risposta alle esigenze di una nuova generazione metropolitana. Dove sia possibile, finalmente, pianificare lo spazio con il tempo e capitalizzare la vocazione policentrica dell’area metropolitana milanese.

06

Circolare all’interno di una economia sostenibile

Perché dovremmo rassegnarci a smaltire rifiuti, quando potremmo abitare in una città che li utilizza per generare risorse?

Quella sestese è una comunità, come altre, abituata da tempo a differenziare i rifiuti e a gestire sul territorio il ciclo di igiene urbana. Tuttavia, ampi sono ancora i margini di miglioramento sia quantitativo che qualitativo e largamente inesplorate sono le possibilità di costruire un patto di cittadinanza per una completa consapevolezza del tema. Perseguire l’obiettivo di una economia circolare capace di trasformare i rifiuti da problema a risorsa può consentirci di immaginare un modello capace di generare una nuova forma dello spazio metropolitano. Un modello dove ad un maggiore impegno dei cittadini corrispondano sensibili riduzioni di costo dello smaltimento e dove, a un maggior virtuosismo, corrisponda una politica di assunzione di responsabilità che abbia l’obiettivo di una prassi ecosostenibile. Un modello che persegua la riduzione della produzione dei rifiuti e l’aumento della capacità di risposta ad un problema di civile convivenza.


07

Un museo a cielo aperto

Perché dovremmo accontentarci di essere visitatori di centri storici e musei all’aperto quando potremmo esserne gli abitanti?

Il paesaggio del Nord Milano racchiude un patrimonio costituito da manufatti che testimoniano la storia dell’industria e del lavoro italiana, un vero e proprio museo a cielo aperto, paradigma dell’evoluzione produttiva degli ultimi 150 anni. Conservare e immaginare forme di riutilizzo di questo patrimonio può consentirci di immaginare un modello capace di generare una nuova forma dello spazio metropolitano. Un modello che consideri i grandi opifici come nuove cattedrali, i villaggi operai come nuovi quartieri residenziali, i grandi idroporti come nuovi laghi o le colline di scorie di fonderia come nuovi parchi. Un modello che fondi i tratti distintivi del proprio progetto sulla valorizzazione di un paesaggio culturale evolutivo unico al mondo.

08

Perseguire la bellezza

Perché dovremmo rassegnarci a vivere in un una brutta periferia, quando potremmo vivere in una bella città?

La pianificazione urbanistica di una città consolidata costituita da un tessuto urbano eterogeneo, non può prescindere da un sapiente approccio progettuale, un esercizio politecnico e sociale che deve partire dal riconoscimento e dalla valorizzazione dei luoghi, quelli che la cittadinanza considera tali. Riqualificare la città partendo dai suoi spazi pubblici strategici, può consentirci di immaginare un modello capace di generare una nuova forma dello spazio metropolitano. Un modello che consideri le piazze, quelle conosciute e quelle da riconoscere, come ambienti domestici a cielo aperto, naturale estensione delle funzioni, residenziali e non, che vi si affacciano, come valore aggiunto della proprietà privata circostante e come elemento di accrescimento del valore immobiliare. Un modello dove la bellezza si persegua attraverso la capacità di generare spazi che abbiano uno scopo e un senso, attraverso il dovere di eliminare il superfluo, attraverso l’investimento nelle funzioni eccellenti e attraverso l’attenta progettazione del confine tra spazio pubblico e spazio privato.


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