Generazione Metropolitana

Generazione Metropolitana

Perché dovremmo accontentarci di vivere alla periferia di Milano, quando potremmo abitare in una delle città metropolitane più importanti d’Europa?

L’area metropolitana di Milano è l’esito dello sviluppo di una Provincia, tra le più ricche e popolose d’Italia, in cui i Comuni, separati da campagne e grandi fabbriche, si sono prima espansi e poi saldati uno con l’altro, preservando con alterne fortune le aree verdi a confine tra i loro territori, che sono diventate parchi regionali o di interesse sovracomunale.

L’area metropolitana come la vediamo ora è una assoluta novità, non ha precedenti ed è, per qualità dei suoi centri storici ed estensione dei suoi parchi, una delle conurbazioni più belle d’Europa.

La questione non è rigenerare una città che non esiste più, ma generare un nuovo urbanesimo in una città che esiste ora e non è mai esistita prima.

Le nuove generazioni nascono, per la prima volta, metropolitane.

I modelli costruiti per la città che non esiste più, sono superati e devono essere aggiornati per adeguarli a nuovi tipi di abitanti e di esigenze.


NUOVE PROSPETTIVE per un NUOVO URBANESIMO

Le sessioni di studio / condivisione  in corso sono suddivise in varie sezioni per l’approfondimento sui seguenti argomenti.

Parco diffuso –  Spazi pubblici, private virtu’ e viceversa – Scelte partecipate per risultati condivisi – Oltre la manutenzione, la cura – Città in rete

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Comunità di Cascina Gatti. Prima le persone!

Le famiglie degli ospiti vengono informate verbalmente della decisione presa dall’Amministrazione Comunale e contestualmente della necessità di trasferimento diretto e immediato degli utenti presso diverse strutture residenziali fuori dal territorio, che garantiscano loro la continuità sanitario-assistenziale di cui hanno bisogno.

Significa per loro essere sradicati dal nucleo vitale della piccola comunità a dimensione familiare dove hanno vissuto fin da ragazzini, con i loro compagni di sempre, nel loro territorio, vicini alle loro famiglie per finire ospiti anonimi di residenze sanitarie per disabili dove affrontare, spaesati e isolati, l’ultima fase della loro vita.

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Gruppi di lavoro

I Gruppi di lavoro

Del PD a Sesto s. Giovanni

Lo scopo dei gruppi di lavoro del Partito Democratico è di creare reti di partecipazione tra le forze attive della città, al fine di costruire proposte che aiutino il governo del nostro territorio e rendano l’azione politica più coerente e vicina alle dinamiche sociali, economiche, culturali e ai bisogni dei sestesi.

Ciascun gruppo è studiato per concentrarsi su uno o più temi di interesse fondamentale della vita pubblica, è coordinato da uno o più iscritti e si riunisce periodicamente nelle sedi del partito ma anche in luoghi ed in questo tempo di pandemia anche attraverso le reti digitali. I lavori dei gruppi sono aperti a tutti i cittadini, singoli o riuniti in associazione, che si sentono vicini alla missione del Partito Democratico e desiderano dare un contributo costruttivo alla politica della città. Le riunioni dei gruppi, i loro progetti e i risultati ottenuti sono periodicamente aggiornati sul sito, in modo da rendere trasparente il percorso definizione politica del partito.


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  • Lavoro & Economia

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  • Sport

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  • Archivio

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  • Benessere sociale

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    Per tutti

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  • Scuola Educazione Cultura

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  • Sanità

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Consultazione

Progressisti nei contenuti, riformisti nei metodi, radicali nei comportamenti


Qui sotto il testo dei 21 punti su cui il nuovo Segretario Enrico Letta ha avviato una discussione aperta in tutti i Circoli, e che si concluderà (entro 31 marzo) con la compilazione di un apposito Vademecum.


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Ripensiamo la sanità territoriale sestese!

Sabato 18 luglio saremo al mercato di via Carlo Marx dalle ore 9:30 per incontrare i cittadini per il primo momento di confronto dal vivo dopo la pandemia. Finalmente possiamo tornare a fare politica come siamo abituati: confrontandoci con tutti i sestesi e parlando dei nostri progetti per la città.
Per questo lunedì 20 luglio alle ore 20:30 presenteremo una proposta di sanità territoriale per il quartiere Parpagliona – Cascina Gatti, vi aspettiamo in via Marx angolo Via Pace!
Una proposta per aprire un confronto e un dibattito con tutti i cittadini!

Nuove ciclabili per una mobilità sostenibile

Abbiamo appena iniziato la la fase 2 e dobbiamo riflettere su come gestire bene questa ripartenza. Una delle sfide più grandi che si pone davanti a noi è quella della mobilità: per motivi sanitari il trasporto pubblico sarà limitato nel suo utilizzo e né la nostra città né l’ambiente possono permettersi che decine di migliaia di auto si riversino per le strade.

Come Partito Democratico Sestese riteniamo che questo momento di crisi possa rappresentare un’occasione di svolta per modificare le modalità di trasporto, è il momento di investire in una nuova mobilità sostenibile, verde e accessibile a tutti.

Nei prossimi giorni depositeremo una richiesta di commissione per analizzare e studiare le nostre proposte, speriamo che la necessità di ripensare la mobilità venga accolta da tutte le forze politiche, e che si possa lavorare per la creazione di nuovi percorsi ciclabili a Sesto San Giovanni, rendendo la nostra città più vivibile e connessa.

Sta già diventando realtà il progetto di estensione delle ciclabili a Milano e chiediamo al Sindaco di impegnarsi nella realizzazione di tratti di connessione fra le piste ciclabili già presenti in città e quelle che verranno costruite nelle prossime settimane, con particolare attenzione al tratto in costruzione, che collegherà Sesto Marelli a San Babila.

Un progetto di mobilità alternativa che renda tutta Milano metropolitana sempre più connessa, quello che serve per superare oggi la sfida della mobilità è un progetto sovra comunale che rimanga in eredità anche una volta terminata questa crisi sanitaria.

Lo sport nel futuro tra esigenze e bisogni del presente – Venerdi 10 marzo ore 21 – Casa delle Associazioni di Piazza Oldrini 120

Quali strategie e sinergie tra il pubblico e il privato per una maggiore offerta sportiva

Ne parliamo con:

Roberta Guaineri, Assessore Sport di Milano

Andrea Rivolta, Assessore Sport Sesto S. Giovanni

Massimo Achini, Presidente CSI Milano e Provincia

Antonio La Torre, Docente Università degli Studi di Milano

Modera Daniele Redaellil, Giornalista Gazzetta dello Sport

Conclude il Sindaco Monica Chittò

La cittadinanza e le Associazioni sportive sono invitate a partecipare

 

 

GIOVEDI 12 MAGGIO ore 21-CIRCOLO TORRETTA-PICARDI

LE POLITICHE ABITATIVE -COMUNE REGIONE STATO

EMERGENZE ABITATIVE – NUOVI BISOGNI – SFIDE PER IL FUTURO

AFFRONTIAMO QUESTE TEMATICHE con:

Andrea Rivolta – Vice sindaco comune di Sesto con delega alle politiche abitative

Onorio Rosati – Consigliere Regione Lombardia

Franco Mirabelli – Senatore della Repubblica

modera il dibattito

Nicola Lombardo
Coordinatore Commissione sviluppo e territorio Partito Democratico
Sesto S. Giovanni

MARTEDI 5 APRILE ORE 21 – SESTO OLIMPICA – Circolo PD Enrico Berlinguer

A poche settimane dai Giochi di Rio, una serata dedicata alle prospettive dello sport cittadino presso la sede del Circolo PD Enrico Berlinguer in Via Grandi n. 11 Sesto S. Giovanni

Il Partito Democratico ha pensato a questo momento, come ad una occasione di confronto aperto sullo stato dell’arte degli impianti cittadini, sulle aspettative delle società e dei cittadini sul futuro per costruire insieme un percorso condiviso e delle proposte che portino a migliorare ulteriormente le possibilità di praticare la propria disciplina nella nostra città.
Ne parleremo con consiglieri comunali, rappresentanti delle società sportive sestesi e interverrà, tra gli altri, Andrea Rivolta, Assessore allo Sport
La cittadinanza è invitata

L’associazionismo a Sesto: analisi situazionale per future politiche di sviluppo

Introduzione

Il gruppo, in questi primi mesi di lavoro ed in vista della seconda parte della conferenza programmatica, si è concentrato sulle politiche associative e sull’analisi dell’associazionismo a Sesto. Data la molteplice natura degli argomenti insiti in un gruppo di così vasto respiro, ai partecipanti, su impulso del coordinatore, è sembrato di più immediata utilità concentrarsi su uno degli aspetti per fornire una chiave di lettura il più ampia ed esauriente possibile su almeno una delle “deleghe”.

Analisi situazionale

1. La prima e fondamentale osservazione, piuttosto trasversale da cui discendono le successive, ci porta a costatare che una vera e propria politica per l’associazionismo faccia fatica ad affermarsi. Per politica intendiamo infatti un sistema di provvedimenti e strutture organico atto allo sviluppo, gestione e alla diffusione della vita associazionistica. Esistono piuttosto una serie di istituzioni e/o pratiche con un certo grado di resa disarmonica.

L’Assemblea delle associazioni ad esempio – d’ora in avanti “Consulta” – appare come un organo costruito senza l’effettiva collaborazione preventiva delle realtà del territorio e si sovrappone, per struttura della rappresentanza, anche ad altri organi consultivi già presenti in città, come ad esempio la Consulta dello sport, oltre che avere contorni di azione e ordinamento giuridico non perfettamente delineati.

Nello specifico, emerge l’esigenza di una definizione più precisa di associazionismo, senza la quale risulta difficoltoso procedere alla costruzione del suddetto sistema. Nelle ultime due riunioni del gruppo, tra i presenti, vi è stata una convergenza di opinioni sullo scorporamento delle associazioni che si occupano di attività in senso volontaristico senza scopo di lucro e quelle che, pur richiamandosi alla natura associazionistica, risultano invece avere anche uno scopo commerciale.

Senza la volontà di procedere ad una iper-definizione troppo complessa, questa distinzione orienta la scelta sul senso dell’attività associativa da supportare con politiche pubbliche, intesa come volontaria aggregazione di cittadini per la costruzione di qualità sociale attraverso la promozione di specifiche aree di interesse tematico. Così facendo, si avrebbe anche la conseguente modifica dell’albo delle associazioni ed una più mirata concentrazione di supporto a quelle realtà che rispondono a simili caratteristiche, attraverso un criterio più oggettivo da svilupparsi in concerto con le associazioni.

2. Conseguente al primo punto, il principio generale emerso è che, pur nella comprensibile volontà di mantenere realtà storiche in vita, il pubblico deve prima di tutto garantire la parità di condizioni, agevolazioni e possibilità di crescita e sviluppo a tutte le realtà.

E’ però evidente che alcune realtà contribuiscono più di altre all’erogazione, pur su base volontaristica, di servizi che costituiscono una risorsa per il welfare cittadino o per la conservazione della identità storica della città e non semplicemente un momento di aggregazione di “svago”. In questo caso sembra lecito che ci sia una definizione specifica di queste realtà che vengano però inglobate in modo chiaro e trasparente nella struttura del governo del territorio, proprio in virtù di questa loro ricaduta sociale, in modo da conferire uno status particolare di utilità pubblica che sia trasparente e regolamentato.

3. Un’altra constatazione emersa sottolinea come il tessuto associazionistico della città stia cambiando rispetto alla struttura che ha fino ad ora avuto. Se da un lato nascono associazioni che a volte non sentono l’esigenza di fare rete tra loro, dall’altro storiche realtà nate in città e sviluppate poi sul territorio nazionale sembrano incontrare difficoltà ad auto-rigenerarsi. La realtà non deve tuttavia allarmare essendo frutto di un cambiamento nella composizione socio-demografica urbana e conseguente ad un naturale turn-over nelle esigenze e delle volontà di aggregazione tra i cittadini.

A questo riguardo il gruppo si è anche spinto verso la definizione di alcune ipotesi di proposta.

Una prima ipotesi di proposta, che procede nel senso duplice di rivitalizzare storiche realtà e di incentivarne di nuove, intercetta la possibilità di relazione tra le scuole e il volontariato. Una recente disposizione inserita nella riforma governativa di settore intitolata “La buona scuola” prevede l’acquisto di crediti formativi extrascolastici per quegli alunni che compiano attività di volontariato sul territorio. L’idea è quella di costruire un accordo quadro tra il comune, le associazioni e le scuole, magari per il tramite attivo del neo costituito “Forum giovani” di Sesto, al fine di incanalare queste attività per crediti formativi in specifici progetti con le associazioni rispondenti alle varie aree.

In secondo luogo, il pubblico potrebbe essere in grado di approntare un coordinamento e una ottimizzazione, quando possibile, delle realtà associative. Si nota che questa difficoltà spesso è presente in più associazioni che anno dopo anno decrescono di numero al loro interno ma che sono portavoce dello stesso “tema” (si faceva l’esempio delle corali). In questo caso una possibile soluzione sarebbe quella di incentivare la fusione logistica tra associazioni simili in modo da ovviare in prima istanza a questo problema. L’ipotesi è ovviamente ottimista e forse pionieristica ma crediamo valga la pena introdurla, se non altro come spunto.

Inoltre, il sopra citato ruolo di coordinamento della consulta appare poco solido non solo per la scarsità di partecipazione effettiva da parte di molte realtà, ma anche e soprattutto per la natura consultiva ambigua che viene semmai attivata in ordine a proposte già definite in ambito amministrativo, oltre che per la sovrapposizione con organismi già presenti in ambito sportivo e di assistenza al welfare (come sottolineato). In questo senso la struttura rappresentativa, il ruolo e l’ordinamento giuridico della consulta sembrano da ristrutturare e un dibattito successivo del gruppo, magari in sede di conferenza programmatica e nei successivi lavori, potrà concentrarsi proprio su questo aspetto.

4. Un successivo punto di discussione ha riguardato la politica di distribuzione e gestione degli spazi pubblici. Il gruppo ha in prima istanza lasciato in sottofondo il tema della casa delle associazioni, preferendo concentrarsi sulla gestione degli spazi già presenti in città.

Non sembra esiste una disciplina unica e uniforme sull’assegnazione degli spazi e spesso la modalità varia da settore a settore e da progetto a progetto. Questa situazione non rende del tutto uniforme e chiara la realtà in materia e si presta ad interpretazioni di volta in volta differenti. Da qui la necessità di definire la politica di assegnazione e gestione sulla base di due criteri fondamentali:

  1. La condivisione degli spazi comunali tra più associazioni.
  2. Una struttura di assegnazione obbligatoria che, eliminando il criterio dell’assegnazione diretta, introduca un criterio più oggettivo, misurabile e standardizzante possibilmente da sviluppare in concerto con le associazioni.

In questo modo si potrebbe ovviare in un primo tempo alla scarsità di spazi. L’esempio più concreto si ha con i centri anziani, gestiti da relative associazioni ma che hanno sede in strutture pubbliche che potrebbero essere di conseguenza condivise, magari con realtà giovani (anche per anagrafica) che sono nettamente penalizzate sotto questo punto di vista. E’ necessario però che le istituzioni vigilino e controllino l’effettiva possibilità di condivisione, al fine di far rispettare questo principio.

La proposta di Casa delle associazioni assume contorni non ben definiti soprattutto in relazione ai “vuoti” normativi e concettuali esposti da più membri del gruppo ma anche rispetto al criterio di formazione del regolamento, che ad oggi è costruito attorno ad una proposta prettamente istituzionale e non pienamente concertata assieme alle realtà del territorio[1]. Accanto a queste argomentazioni, appare evidente che il progetto non sembra tenere pienamente conto delle criticità della struttura, laddove la natura e la quantificazione monetaria degli interventi di ristrutturazione non sono chiari e rappresentano un punto dirimente fondamentale. Di conseguenza uno studio e una eventuale proposta specifica e approfondita, che tenga anche conto dell’esperienza di altre case delle associazioni sparse sul territorio del Nord Italia, sembra opportuno venga contemplato non soltanto dal partito ma soprattutto in sede amministrativa. Ci preme rilevare che il progetto – assai positivo ed atteso da lungo tempo – abbisogna anche di una chiara definizione degli oneri finanziari a regime oltre che di un regolamento di gestione (sia economica che organizzativa) che contempli l’ingresso stabile dell’amministrazione e non si affidi all’unico apporto delle associazioni, apporto che sarebbe oltre che troppo oneroso in termini di tempo e risorse, anche difficile da organizzare e parametrizzare. Ci sembra quindi necessario, prima di portare a compimento questo progetto, che tutti i dubbi e le zone di scarsa definizione finanziaria e gestionale vengano dissipati in modo da proporre alla città una realtà solida ed efficace.

5. Un ultimo aspetto emerso dai lavori e dai colloqui anche informali intercorsi tra il coordinatore e le realtà associative è quello del bisogno di un punto di contatto e un sistema organizzato, da parte del comune, che aiuti, agevoli e snellisca il lato “burocratico” del fare associazionismo. Ci siamo infatti chiesti perché, accanto allo sportello unico delle imprese e ad altri uffici preposti (ad esempio le attività sportive) non esista un punto di contatto amministrativo parimenti definito e organizzato. L’attuale sportello delle associazioni è, a tutti gli effetti, parte dell’URP comunale e non vive, di conseguenza, di una “vita autonoma”. Spesso chi fa parte di un’associazione non ha la stessa quantità di tempo da poter dedicare alle pratiche burocratiche e di conseguenza sarebbe di enorme aiuto avere un supporto simile particolarmente dedicato.

Pensiamo alla procedura di richiesta di prenotazione delle sale per eventi e/o iniziative: in questo caso i passaggi sono molti e non “a misura di cittadino” e la richiesta deve essere protocollata fisicamente oppure inserita per il tramite PEC, che non tutti per ora hanno a disposizione. La digitalizzazione dell’amministrazione può invece aiutare anche in questo senso, creando ad esempio un form di prenotazione e compilazione della modulistica direttamente online con possibilità di accettazione della prenotazione in via digitale. Questo è un esempio pratico che però restituisce la misura dell’enorme facilitazione che l’associazionismo avrebbe da un ufficio appositamente organizzato. Ultima annotazione: potrebbe essere di grande utilità un processo di formazione dell’associazionismo sulle regole e sull’alfabetizzazione informatica per rendere più veloci ed efficienti gli scambi con la struttura amministrativa comunale.

Resta, come minimo comune denominatore ai punti fino ad ora elencati, la considerazione che il consolidamento e lo sviluppo successivo delle politiche associative a Sesto necessiti, in forme da valutarsi, di una linea di bilancio specifica atta non solo alla definizione strategica degli obiettivi ma anche e soprattutto alla loro realizzazione. Siamo certamente consapevoli della congiuntura economica degli enti locali e della situazione di riordino interna a Sesto, ma riteniamo parimenti che almeno una discussione politica in questo senso possa e debba essere intrapresa.

Federico Maisenti

Coordinatore gruppo di lavoro.

[1] Durante la stesura finale di questo documento (fine 2015), è al vaglio dell’assessorato competente, su ultime indicazioni dell’organo direttivo dell’Assemblea delle associazioni, una proposta definitiva di regolamento che sarà oggetto di successiva votazione plenaria.

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